Attacchi di panico: arrivano all’improvviso

Si presentano sotto forma di angoscia e paura molto intensa e inaspettata, in assenza di un pericolo reale. Non c’è nessun motivo, apparente, che possa giustificare tanto terrore. Si manifestano con sintomi somatici come le palpitazioni, intense sudorazioni, tremori, sensazioni di soffocamento o di svenimento e irrompono all’improvviso, stravolgendo la vita. A questo, si accompagna una forte paura di perdere il controllo e una sensazione di morte imminente.

Ci si sente smarriti e disorientati e si percepisce in maniera distorta il mondo esterno( derealizzazione). Si può anche avere l’impressione di essere dissociati da sé stessi ( depersonalizzazione). A questo, fa seguito una marcata e persistente preoccupazione di avere un altro attacco di panico.

Allora, si muta il proprio comportamento, principalmente, si evitano le situazioni in cui si teme, che possano aver luogo. Proprio, perché il primo attacco di panico è avvenuto, in modo del tutto inaspettato, ci si spaventa fortemente e si ricorre, spesso, al pronto soccorso.

Il modo in cui gli attacchi si presentano, può, ovviamente variare da persona a persona. Possono presentarsi, in alcuni casi, frequentemente e per un periodo molto prolungato. In altri, possono essere una serie breve e più frequenti. Possono anche esserci dei periodi, tranquilli, in cui non compaiono per ripresentarsi subito dopo.

Il rischio più grave, è la perdita della normale funzionalità. Infatti, si iniziano ad evitare situazioni e luoghi, che potrebbero riportare l’attacco di panico. L’evitamento è una strategia difensiva, che permette di non entrare in contatto con ciò, che le induce ansia.

Scappare, fuggire, evitare sono tutti comportamenti, che portano a un’abitudine compulsiva, ovvero si ripete l’evitamento quasi automaticamente per sfuggire a tutte le condizioni e situazioni nelle quali l’ansia e la paura sono elevate. In questo vortice aumenta il pessimismo, circa i propri mezzi in grado di contrastare l’ansia e la paura e incrementa la reazione emotiva, colpendo anche le componenti sociali, affettive e lavorative.

Così ci si intrappola in un circolo vizioso, che va da evitamento in esitamento, correndo il rischio di finire, per chiudersi in casa e non vedere quasi nessuno. Tutto questo porta calo dell’autostima, ansia, frustrazione e depressione.

Ma quale il pensiero del panico?

Quando si è intrappolati in questo meccanismo, il pensiero è fortemente pessimistico, si è molto preoccupati, circa le possibili conseguenze degli attacchi e si formulano personali interpretazioni, che ci allontanano sempre più dagli altri.

A volte, si ha la convinzione, che gli attacchi indichino la presenza di una malattia non diagnosticata, molto pericolosa per la vita. Nonostante i ripetuti esami medici e le rassicurazioni di specialisti.

A causa di ciò, la preoccupazione per il possibile successivo attacco e per le sue implicazioni è così forte da far sviluppare comportamenti di evitamento, così gravi, che possono sfociare in una vera e propria agorafobia.

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