L’importanza della comunicazione non verbale

L’importanza della comunicazione non verbale

L’importanza della comunicazione non verbale

Si definisce Comunicazione Non Verbale quella parte dell’interazione che non è costituita dal contenuto del discorso e dal senso delle parole, ma che invece è caratterizzata da gesti, posture, microespressioni facciali, orientamento del corpo, tono e ritmo della voce, sguardo.
Si tende a pensare infatti che il codice principale della comunicazione umana sia il linguaggio, parlato o scritto, ma spesso dimentichiamo che esso non è il solo.
Un piccolo esempio: se mentre qualcuno sta parlando noi sbadigliamo, l’altro percepirà disinteresse e noia, anche se lo sbadiglio è dettato da stanchezza. Oppure, se rispondiamo con un tono di voce aggressivo perché siamo tesi per qualcosa che non ha nulla a che fare con la persona con cui stiamo comunicando, ovviamente, il nostro interlocutore si sentirà aggredito e reagirà di conseguenza.
L’uomo, infatti, non utilizza solo il canale verbale per comunicare ma anche tutta una serie di altri “strumenti” a sua disposizione, ma di cui spesso non è consapevole.
Il volto e la voce infatti, lasciano trasparire le emozioni, danno vita a espressioni immediate, spesso istintive e involontarie.
Dunque, è buona prassi imparare a percepirsi, ascoltarsi e controllare le reazioni del proprio corpo quando si comunica con gli altri. Al contempo bisogna saper cogliere piuttosto velocemente il feedback della comunicazione, cioè osservare chi ascolta e comprendere come sta reagendo.
Un insegnante mentre spiega, ad esempio, se coglie un’espressione di disorientamento sul volto degli alunni, deve ripetere il concetto, riformularlo, se invece nota interesse e addirittura vede teste che annuiscono, percepisce che la comunicazione è efficace e può quindi proseguire con la stessa modalità.
Capire le modalità comunicative non verbali dei nostri interlocutori e percepire allo stesso tempo le nostre è fondamentale per ottenere ed instaurare comunicazioni efficaci e chiare, che ci consentiranno anche una maggiore padronanza e sicurezza in noi stessi.
Prendiamo ora in considerazione lo sguardo.
Si dice spesso che lo sguardo sia lo specchio dell’anima; esso rivela noi stessi infatti è un tramite fondamentale per instaurare relazioni e manifestare atteggiamenti: i bambini ad esempio credono di non essere visti se non guardano, il loro vedere è un atto per mostrarsi agli altri.
Anche tra gli adulti, rivolgere lo sguardo verso una persona è inteso come un segnale di interesse e anche quando avviene in modo del tutto casuale, ricambiare lo sguardo dimostra volontà di interazione, mentre, si distoglie lo sguardo se si vuole rifiutare il rapporto.
Il contatto oculare inoltre è un segnale legato all’intimità e all’attivazione fisiologica, infatti uno sguardo persistente verso una persona che non ricambia tali attenzioni, diviene spiacevole.
Il contatto oculare tra due persone funge quindi da regolatore della conversazione: chi parla osserva gli occhi dell’interlocutore per avere conferma di essere ascoltato o compreso, quando ciò non avviene prova un forte disagio ed imbarazzo perché non è più sicuro del feedback che sta ricevendo dall’ascoltatore.
In una conversazione, il contatto visivo fa da amplificatore delle nostre parole: se si vuole aggiungere enfasi importanza e significatività a ciò che si sta dicendo è bene mantenere un buon contatto oculare con l’interlocutore.
Anche la personalità degli individui influisce però sulla qualità e la quantità degli sguardi; in genere, le persone estroverse guardano in modo più marcato perché non hanno paura di “mostrarsi” agli altri, mentre le persone introverse tendono ad evitare il contatto oculare.
Infine, oltre al contatto oculare è importante anche la posizione degli occhi, che è una delle variabili più importanti da tenere presente nelle relazioni interpersonali: uno sguardo rivolto verso l’alto a destra denota la costruzione di un’immagine visiva.
Se utilizzato in seguito ad una domanda potrebbe essere una spia di menzogna in quanto il soggetto sta costruendo e pensando a immagini e concetti nuovi.
Al contrario uno sguardo verso l’alto a sinistra, è caratteristico di chi sta accedendo ai ricordi di un’immagine.
Chi guarda in basso a destra, sta elaborando sensazioni corporee nuove collegate al tatto al gusto e all’odorato, mentre lo sguardo in basso a sinistra sarebbe rivelatore di un dialogo interno; ad esempio se mentre parliamo ed esprimiamo la nostra opinione, l’altro porta gli occhi in questa direzione, è molto probabile che ci stia riflettendo autenticamente.
“Chi ha occhi per vedere ed orecchie per intendere si convince che ai mortali non è possibile celare alcun segreto. Chi tace con le labbra chiacchiera con la punta delle dita, si tradisce attraverso tutti i pori.“- Freud

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