Comunicare per prima una buona o una cattiva notizia?

Comunicare per prima una buona o una cattiva notizia?

Comunicare per prima una buona o una cattiva notizia?

Capita a tutti, una volta o l’altra, di trovarsi nella situazione di dover comunicare una notizia buona e una cattiva.

Quale dare per prima?

Gli studiosi hanno scientificamente dimostrato che di solito quando riguarda noi stessi preferiamo ricevere prima la brutta notizia, perché prevale il meccanismo mentale dell’intolleranza e dell’incertezza, soprattutto per gli elementi negativi.

Invece quando dobbiamo darla, preferiamo dire prima quella buona e poi quella cattiva.

 

Questo meccanismo della mente è stato di recente affrontato  in California, da due psicologhe,  Angela Legg e Kate Sweeny.

Infatti in una ricerca pubblicata su Personality and Social Psychology Bulletin hanno analizzato scientificamente il fenomeno comunicativo e psicologico di base.

Pare che secondo l’ottica del ricevente risulta meno ansiogeno ricevere in modo chiaro la brutta notizia, cercando di evitare il sovrapporsi di elementi buoni e cattivi, perché creano confusione.

In alcuni casi però quando la comunicazione cattiva è relativa a un comportamento da modificare risulta più efficace  dare prima la bella notizia e poi quella meno bella.

Quando rivestiamo i panni di chi deve dare una brutta notizia la tendenza è quella di posticipare l’esperienza spiacevole e di comunicare prima la notizia positiva.

Perché accade questo?

Secondo questo studio le persone che ascoltano hanno piacere di ricevere per prime le notizie cattive e poi le buone per diminuire l’impatto negativo concludendo poi con un elemento positivo.

Nel  caso del latore di buone e cattive notizie preferisce partire con le buone, perché in questo modo posticipa l’ansia.

Tuttavia, in alcuni casi la scelta di dire prima la cattiva notizia non risulta  valida e riguarda i casi in cui si devono compiere delle azioni a carico di un comportamento dell’altro.

In questi casi dire la buona notizia alla fine porta l’altro a perdere la motivazione al cambiamento e rallenta le reazioni.


In conclusione

Possiamo dire che questo studio ci orienta verso il miglioramento del nostro stile comunicativo cercando di vedere meglio il punto di vista del nostro destinatario.

Tuttavia, se il nostro obiettivo è quello di agire su un comportamento dell’altro  per attivarlo in seguito alla cattiva notizia è sempre meglio darla per ultima.

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