Disturbo di Conversione: ecco cos’è

Disturbo di Conversione Psicologo Vicenza Dott.ssa Anna Maria Pisanello Psicologo Psicoterapeuta

Disturbo di Conversione: ecco cos’è

Hai mai sentito parlare di reazione di conversione, cecità isterica o paralisi isterica? Questi sintomi sono frutto di un problema chiamato disturbo di conversione.

Ecco di cosa si tratta.

In questo articolo ti presento una panoramica di cosa è il disturbo di conversione, quali sono i suoi sintomi e come trattarlo.

 Cos’è il Disturbo di Conversione

Cosa intendiamo quando parliamo di disturbo di conversione? 

Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali- DSM 5, lo definisce come: “La presenza di uno o più sintomi sensitivo-motori, in assenza di danno organico.”

Sostanzialmente, è un disturbo dove insorgono sintomi fisici gravi, come per esempio:

  • Perdita improvvisa della vista
  • Perdita improvvisa dell’udito
  • Paralisi in uno o più arti
  • Perdita della sensibilità in alcune parti del corpo

… Ma senza alcuna compromissione organica, che ne giustifichi la presenza.

Il disturbo di conversione è un disturbo psicologico complesso 

Non è semplice comprendere cosa accada in questo tipo di disturbo psicologico. Infatti  gli esami medici non permettono di spiegare la causa dei sintomi.

Disturbo di conversione- Fra mente e corpo

Come intuì Sigmund Freud, ben oltre un secolo fa, il disturbo di conversione, noto come “Isteria di conversione”, è una malattia che riguarda sia il corpo che  la mente.

Così, con questa importante intuizione, Freud introdusse per la prima volta il concetto di “Conversione“.

Intendendo con questo: “Un meccanismo di difesa automatico e involontario attraverso il quale un conflitto psichico viene tradotto in un sintomo somatico”.

Dunque, la “Conversione somatica“, agisce come risoluzione dell’ansia legata all’impulso rimosso.

Freud spiegò così un principio fondamentale della mente umana.

“L’impulso può essere tenuto fuori dalla consapevolezza, ma contemporaneamente essere espresso, mediante il sintomo”.

Ruolo dell’Inconscio

Dunque, da quanto detto precedentemente, possiamo comprendere, che Freud ci offriva già, una chiara dimostrazione di come l’inconscio governa la nostra vita.

Ne consegue che il disturbo di conversione può essere sviluppato, in seguito a un evento, che provoca intensa attività emozionale. L‘emozione però non può essere espressa in modo diretto, tanto che il ricordo viene addirittura escluso dalla coscienza

Tentativo inconscio di risolvere un conflitto interno

Dunque, da un punto di vista analitico, possiamo dire, che  il disturbo di conversione rappresenta un complesso tentativo inconscio, di risolvere un conflitto psicologico interno.

Detto diversamente, la persona pare essere incapace di esprimersi con mezzi convenzionali, per cui ricorre all’espressione somatica, come mezzo di comunicazione.

Inoltre,  non riconosce il significato nascosto dei suoi sintomi, perché questi sono guidati da forze al di fuori della sua consapevolezza.

Disturbo di conversione- Sintomatologia

Il Disturbo di Conversione si presenta con uno o più sintomi che alterano le funzioni motorie o sensoriali, in seguito ad un evento traumatico.

Sintomi

  • Debolezza o paralisi in una o più parti del corpo
  • Movimento anomalo
  • Sintomi riguardanti la deglutizione
  • Sintomi riguardanti l’eloquio, come perdita della parola
  • Attacchi epilettiformi 
  • Anestesia in una o più parti del corpo
  • Improvvisa cecità
  • Perdita parziale o totale dell’udito
  • Convulsioni
  • Alterazioni della coordinazione
  • Perdita della sensibilità in una o più parti del corpo

I sintomi non sono prodotti intenzionalmente e non possono essere attribuiti a una condizione organica di riferimento.

Significato simbolico dei sintomi

Che funzione hanno dunque i sintomi di conversione, all’interno del legame mente-corpo e perché è così importante? 

Si chiama disturbo di conversione, perché la persona trasforma il conflitto psicologico in un disturbo fisico. Soprattutto perché i sintomi somatici che lo contraddistinguono hanno un forte significato simbolico.

I sintomi manifestati dalla persona, non sono simulati o inventati. Ma questi vogliono comunicare bisogni e desideri insoddisfatti.

E’ questo il motivo per cui la relazione tra mente e corpo è investita di grande energia psichica.

Spesso questa grande energia, è in grado di creare un vero e proprio corto-circuito, che dà origine ai sintomi stessi.

Purtroppo, la persona che soffre di disturbo di conversione, è soggetta a un deterioramento di molti aspetti della sua vita, sia in ambito lavorativo, che familiare e sociale.

L’Ansia è convertita in sintomi fisici

Recenti ricerche al King College di Londra confermano che il disturbo di conversione, nasce in risposta a stress psicologici o traumi.

Le sue manifestazioni, a causa della sottostante Ansia, sono reazioni di conversione in sintomi fisici.

Inoltre, sono centrali i sintomi somatici e la preoccupazione per la salute, esattamente come in un Disturbo di Ansia, che puoi approfondire QUI.

 

E’ stata anche riscontrata la tendenza a una  emotività negativa, che si collega non solo all’ansia, ma anche alla rabbia, all’ostilità e al senso di colpa. Maggiore è l’emotività negativa provata, tanto maggiori sono i sintomi fisici riportati. 

 

Disturbo di Conversione- Trattamento

Il percorso di cura più adeguato per questo disturbo,  è di tipo psicoterapeutico analitico. 

La psicoterapia analitica, presuppone l’ individuazione del conflitto profondo. Perciò incoraggia la libera associazione dei pensieri.

L’ obiettivo è quello di portare alla coscienza quei sentimenti, idee e conflitti che stanno causando i sintomi.

Anche l’ipnosi può risultare molto d’aiuto, perché può creare un diretto contatto di accesso all’inconscio.

 

Grazie per avermi letto!

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BIBLIOGRAFIA

 

  • GODINO A., CANESTRARI R., La psicologia scientifica: nuovo trattato di psicologia generale, Bologna, CLUEB Editore, 2007
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  • WHITE R. B., GILLILAND R. M., I meccanismi di difesa, Roma, Astrolabio Ubaldini Editore, 1977
  • Kaplan Harold I., Sadock Benjamin J., Psichiatria Clinica, Torino Centro Scientifico Editore, 2003

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